sabato 24/10/2020

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Alex Zanardi ancora grave dopo l’incidente. Il racconto dei testimoni

Alex Zanardi ancora grave dopo l’incidente. Il racconto dei testimoni

Alex Zanardi ancora grave dopo l’incidente. Il racconto dei testimoni

Il racconto drammatico dell’incidente di Zanardi

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Tutta l’Italia fa coraggio ad Alex Zanardi, sfortunato atleta che da ieri sera lotta tra la vita e la morte dopo il terribile incidente con la sua handbike riportando un trauma facciale. Mario Valentini, il c.t. della nazionale di paraciclismo con cui Alex ha conquistato 4 ori olimpici nella handbike ai Giochi di Londra 2012 e Rio 2016, era sul pulmino azzurro che seguiva la manifestazione ed è stato fra i primi testimoni dell’incidente. «Eravamo in discesa, in un tratto rettilineo seguito da una curva a destra che i ragazzi hanno detto di avere affrontato a 50 all’ora — racconta alla Gazzetta dello Sport — Alex deve avere sbandato, andando nella corsia opposta, dove proveniva un camion. Lo scontro è stato terribile». A Valentini si è presentata questa scena: la handbike capovolta, Zanardi immobile sul ciglio della strada e poi soccorso dagli infermieri. «L’ho visto sulla lettiga da lontano, mi hanno detto che era gravissimo, però muoveva una mano. Nell’incidente, il freno sinistro della bici ha toccato la pedana da cui si sale sul camion, lui si è girato ed è andato a sbattere con la testa contro il cassone dove è alloggiata la ruota di scorta. L’autista ha provato a evitarlo, senza riuscirci». Nelle parole di Valentini c’è tutta l’ansia e la disperazione di quegli attimi. Che stridono con le immagini dolci del giorno prima a Firenze: «Eravamo in Piazza della Signoria, con il sindaco Nardella, doveva essere l’occasione per celebrare una rinascita…».

HANDBIKE – Proprio questa disciplina tanto cara all’ex pilota di F1 lo fece rinascere.L’amore sbocciò per caso come riporta oggi la Gazzetta: Alex incontrò in un autogrill Vittorio Podestà, un grande campione di paraciclismo, vide quello strano mezzo sulla sua auto e si incuriosì. Lo sport paralimpico lo ha appassionato tanto da essere diventato il più grande handbiker di tutti i tempi. Nel paraciclismo è il punto di riferimento nel mondo, lui che a 53 anni avrebbe partecipato alla sua terza Paralimpiade prima dello spostamento dei Giochi per la pandemia. Prima gara con l’handbike nel 2007, alla Maratona di New York (quarto), vinta nel 2011 con record per la sua categoria. Primo Mondiale nel 2009 a Bogogno, in Italia, con un 14esimo (in linea) e un 15esimo (crono) posto; prima medaglia nel 2011 a Roskilde (Dan), argento nella crono. Poi l’oro è stato il metallo che ha indossato più spesso. Londra 2012 è stato il suo apice e il trampolino di lancio: due medaglie d’oro e una d’argento, stesse medaglie vinte poi a Rio. Come lui nessun altro mai. Perché poi ci ha aggiunto 12 titoli mondiali, vinti davanti ad atleti con meno della metà dei suoi anni.

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